Scritto da: Amministratore Pubblicato in: Vini Scritto il: 2012-11-18 Visualizzazioni: 2378

Visitare una cantina ha sempre il suo “perché”, ti consente di far ingresso in un mondo da cui puoi osservare ben oltre un freddo ed insignificante vetro foriero sì del nettare di Bacco, ma pur sempre muto.

Visitare una cantina ha sempre il suo “perché”, ti consente di far ingresso in un mondo da cui puoi osservare ben oltre un freddo ed insignificante vetro foriero sì del nettare di Bacco, ma pur sempre muto.

Nei giorni scorsi si sono aperte le porte dell’azienda vinicola Mastroberardino: tradizione vitivinicola irpina, nonché onore per la Regione Campania e l’Italia intera da quasi due secoli. Nostro accompagnatore, l’amico Stephan instancabile narratore della storia, della filosofia e del marketing di un’azienda che impera sulla scena enologica mondiale dal 1878. Siamo circondati da enormi barriques francesi ed ungheresi, da botti di Slavonia utili all’affinamento del Taurasi (3anni per il Disciplinare, 4 per il Taurasi Riserva) e, mentre l’entusiasta Stephan indica numerosi silos d’acciaio a vista e sottoterra, giungiamo ai piedi di tre volte dipinte da tre artisti e riportate sulle etichette del Nova Serra e del Naturalis Historia. Dalle gallerie giungiamo alla sala degustazione calpestando la vecchia pavimentazione della città di Atripalda costituita da pietra lavica, simbolo di perfetta coesione ed armonia tra il passato ed il presente, nonché di stretto legame tra la natura (i minerali vulcanici, appunto) ed il vino. Durante la degustazione abbiamo sorseggiato le selezioni: NOVA SERRA – Greco di Tufo affinato in acciaio e bottiglia; RADICI – Fiano di Avellino prodotto a Santo Stefano del Sole; RADICI TAURASI 2007 – conservato per metà in botte piccola e metà in quella grande. Non posso fare a meno di notare delle medaglie affisse la muro, mi avvicino e leggo queste scritte: Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia ad Angiolo Mastroberardino datato il 07 Luglio 1905 e Cavaliere al Merito del Lavoro ad Antonio Mastroberardino conferito il 02 Giugno 1994… la magnificenza perdura nel tempo e si conferma anche mediante queste onorificenze.

Terminata la degustazione scendiamo nel caveau perché lì si conservano le eccellenze: bottiglie avvolte da uno strato di polvere che non puoi spostare perché significherebbe profanare la storia; eccellenze che risaltano dalle date (arrivano fino al 1928)e dalle etichette le quali ti riportano ad un passato che hai potuto conoscere solo attraverso i libri di scuola e, per questo, puoi apprezzarlo meglio quando te lo trovi dinanzi agli occhi. Dalla cantina al Resort Golf Club di Mirabella Eclano il viaggio è stato breve. I colori dell’autunno dominano il paesaggio circostante e le medesime cromie le abbiamo potute apprezzare a tavola grazie anche alla maestria dello chef del Morabianca: pane al finocchietto, ai cinque cereali ed al curry; crema al parmigiano e bresaola accompagnata dalla falanghina Morabianca; gnocco di ricotta in pastella su purea di zucchine e soppressa di Venticano come antipasto; il Greco Vintage 2007 delizia il primo piatto composto da tagliolini porro, gamberi e polvere di liquirizia; il Naturalis Historia viene abbinato ad un maialino al miele con riduzione all’aglianico e Melizie Fiano di Avellino ci fa giungere alla millefoglie con crema pasticciera ed amarena. La giornata si conclude con una passeggiata al Golf Club dove, in primis, spiccano vigneti di Aglianico e Falanghina (quest’ultimi vigneti utilizzati anche per la microvinificazione che l’azienda sta sperimentando in cantina affinchè si possa produrre un vino perfetto nel colore, consistenza, aroma e profumo). E’ proprio qui che siamo stati onorati della presenza del Cav. Antonio, umile e saggia persona che ha dispensato sorrisi, strette di mano e consigli a giovani, ma volenterosi operatori del settore come noi, appunto. L’incipit di questo articolo è stato: visitare una cantina ha sempre il suo “perché” e l’ho capito… perché è Mastroberardino… Punto.

Katia Manganiello